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TIPS
Trucchi e piccoli consigli legati al mondo della musica jazz e della fisarmonica.

11. SU GORNI KRAMER
Kramer era dolcissimo con le due figlie ma severissimo con i musicisti delle sue orchestre. Aveva coniato il detto: “SOL-DO FA SOL-DO” perché era un uomo molto parsimonioso. Il nome Kramer (Gorni era il cognome) gli era stato messo dal padre in onore del grande ciclista francese Frank Kramer. Kramer era ipocondriaco e sempre pieno di pillole. Diceva a Domenico Modugno: “Volare non me lo dovevi fare”. Definiva le sue note “perline”.

10. ALLIEVI E FIGLI
C’è una buona somiglianza fra il rapporto insegnante/allievo e quello fra padre/figlio. Inizialmente il figlio deve affidarsi completamente al padre. Crescendo deve contestarlo ma continuare a far ciò che il egli dice. In prossimità della maggiore età, il padre deve concedere maggiore libertà al figlio che deve però meritarsela. Da adulto il figlio segue la propria strada senza il padre, però ricordandolo, rispettandolo e richiedendo i suoi preziosi consigli.

9. GUARDARE LA TASTIERA
Quando suonate la fisarmonica (o un qualsiasi strumento in generale) è meglio NON guardare la tastiera. Questo produce insicurezza nell'interprete e quindi errori. I due stati (guardare / non guardare) sono considerati diversi dalla nostra mente e come tale vanno ottimizzati separatamente; non è possibile “studiare guardando” e “suonare senza farlo” e viceversa.

8. REGISTRI DELLA FISARMONICA A TEMPO
Per ben memorizzare un cambio di registri sulla fisarmonica bisogna pensarlo come una nota.  L'avvicendamento sonoro va realizzato "a tempo" inserendolo all'interno delle frasi musicali e trattandolo come nota aggiunta; questo aiuta nella precisione ed evita errori durante l'esecuzione.
Non dimenticate che un buon cambio si effettua con il minor rumore possibile.

7. RIDURRE GLI ERRORI DURANTE LE ESECUZIONI PUBBLICHE
Molti suonano in maniera impeccabile a casa senza poi riuscirvi in pubblico. Una delle cause che più contribuisce a questo disagio è il controllo del mantice. In pratica succede che dal vivo gli interpreti siano emozionati rispetto al tranquillo habitat casalingo e tendano ad avere maggiore velocità e maggior volume, con conseguente superiore consumo di aria. Le interpretazioni saranno così con inversioni di mantice falsate. Suonare un passaggio difficoltoso in apertura richiede una tecnica leggermente diversa se fatto in chiusura e questo produce errori. Consiglio quindi di fissare i punti punti d'inversione (per la scelta esistono precise regole che i vostri insegnanti sapranno indicarvi) per contenere in maniera significativa le possibilità di errore.

6.FRASEGGIO: PUNTI DI APPOGGIO
Ciò che distingue un ascolto emozionante dagli altri dipende in gran parte dal fraseggio, ovvero, dal come vengano rese “comprensibili” le diverse frasi di una melodia. Un ottimo esercizio consiste nel individuare (o nel far individuare all'allievo) e nel cantare le diverse frasi separandole e assegnando loro dei punti di appoggio da sottolineare dinamicamente o con altri espedienti definiti dallo stile/carattere del brano.

5.VELOCITÀ REALE  E VELOCITÀ EMOTIVA
Prima di ogni performance si ha un'accelerazione cardiaca considerevole che sposta completamente la percezione del tempo metronomico del performer. Gli effetti si manifestano con esecuzioni più rapide che a volte superano le reali capacità del solista. Risolvo in parte il problema consigliando ai miei studenti di suonare, nei giorni precedenti la performance, a una velocità ridotta del 10%.

4. STUDIARE: BLOCCHI DA 5
In questi anni ho potuto verificare spesso che gli studenti più rapidi nell'apprendimento non sono mai quelli che studiano “molto o poco” ma coloro che “sanno studiare”. Mettere a punto un metodo di lavoro è molto importante anche per gli adulti che spesso dimenticano che il suonare comprende l'interpretazione ma anche la banale pratica. 
A tal proposito ho trovato molto efficace, anche durante le lezioni, la procedura dei Blocchi da 5: a) focalizzare il problema da risolvere (spesso lo faccio ripetere a voce) riducendolo al minimo indispensabile (non più di una difficoltà per volta); b) applicare un blocco di 5 ripetizioni; c) verificare l'avvenuto progresso o eventualmente ripetere la procedura. Questo semplicissimo – e spesso disdegnato - procedimento riduce di molto i tempi di apprendimento pratico e soprattutto evita la pericolosa memorizzazione degli errori.

3. L'USO DEL REGISTRATORE NELLO STUDIO
Un uso moderato e razionale di un registratore aiuta con efficacia coloro che hanno problemi di timing e di pronuncia. L'insegnante registra la frase (o la parte) da perfezionare e invita l'allievo al canto di quest'ultima. I risultati sono sempre più rapidi e musicali che in altre procedure.
È buona norma che l'allievo registri i brani conclusi perché questo educa al riascolto, sottolinea l'interpretazione, riduce la propensione agli errori, agevola il suonare a memoria e crea un archivio che documenta la propria evoluzione musicale.
Un eccessivo uso del registratore provoca però la disaffezione all'approfondimento e quindi va evitato.

2. IMPROVVISARE: LE PRIME VOLTE
Il problema fondamentale di chi approccia l'improvvisazione per la prima volta consiste superare la sua paura di creare. In questi casi è necessario organizzare un metodo che consenta al giovane di orientarsi.
Un buon inizio potrebbe essere quello di mettere un ritmo in sottofondo (un metronomo, un pattern di batteria elettronica, etc) e di spingere l'apprendista a suonare delle frasi di sole DUE note e poi una pausa, ancora 2 note seguite da una pausa. Successivamente si scelgano frasi da tre note, poi da 4 ed infine da 5.
Sempre nella fase iniziale è meglio non far riferimento a tonalità prestabilite.

1. FINALE NELLA MUSICA SWING
Un tipico accordo di chiusura per brani di musica Jazz (periodo Swing) contiene l'undicesimo grado alterato (in DO maggiore = FA#).
DO - MI - SOL - SI - RE - FA#
Posizioni consigliate:
DO (basso) SOL - SI - RE - FA# (accordo) oppure DO (basso) SOL - RE - FA# - LA (accordo)


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STUDIO AVANZATO SUI PATTERNS
Il termine PATTERN tradotto dall'inglese equivale al termine “modello”. Nel jazz i patterns sono utilizzati come griglie melodico/ritmiche con le quali costruire nuove improvvisazioni. Se ad esempio scegliamo a modello composto da una serie di terzine che scorrono diatonicamente in una qualsiasi tonalità, possiamo adattarlo a qualsiasi altra scala nelle nostre improvvisazioni.
Un utilizzo eccessivo di pattern conduce l'artista verso una spersonalizzazione pericolosa e verso direzioni poco originali; la scelta opposta si rivela – inizialmente - di difficile comprensione per l'ascoltatore.


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